Ginecologia ed Ostetricia Roma 

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La Ginecologia è la specializzazione medica post laurea in medicina e chirurgia che si occupa dello studio, della diagnosi e della terapia medica e chirurgica delle patologie ginecologiche.
Quindi il ginecologo si occupa di:
– Valutare lo stato di salute dell'apparato genitale e riproduttivo femminile;
– Diagnosticare disturbi, patologie e alterazioni dell'apparato genitale e riproduttivo;
– Prescrivere trattamenti farmacologici atti alla cura dei suddetti disturbi e malattie;
– Prescrivere, quando richiesto dalla paziente, il metodo di contraccezione più idoneo;
– Informare la paziente in relazione all’educazione sessuale e consigliarla su come evitare i comportamenti a rischio.
– Seguire le donne con sospetta infertilità aiutandola nel concepimento.
– Seguire la donna durante la gestazione così come nel periodo post-gravidanza.
– Seguire la donna durante la menopausa.

Ginecologia e Ostetricia Roma

Dott. Ginecologo Mario Rossi

Specializzato in ….

Roma Tel. 333 …

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Patologie comuni in Ginecologia

I fibromi uterini sono le neoformazioni benigne più frequentemente riscontrate nella patologia ginecologica, interessando il 20% delle donne sopra i 20 anni ed oltre il 50% delle donne sopra i 50 anni.
Le cause dei fibromi restano ancora oscure.
I fibromi possono essere unici o, più spesso, multipli, variamente localizzati nell’utero e di diversa grandezza. Presentano un volume estremamente variabile, da quello di un grano di riso a masse del peso di parecchi chilogrammi.
I fibromi possiedono un potenziale di crescita differente da caso a caso: alcuni tendono a conservare lo stesso volume per anni o a crescere molto lentamente, altri si sviluppano assai rapidamente raggiungendo in poco tempo notevoli dimensioni.
Nel 95% dei casi i fibromi uterini sono localizzati nel corpo e solo nel 5% dei casi nel collo.
La maggioranza delle pazienti affette da fibroma uterino sono asintomatiche e non necessitano di alcun trattamento. In questi casi la diagnosi viene spesso posta occasionalmente nel corso di una visita ginecologica o di un’ecografia di controllo.
Si ravvisano invece sintomi nel 20-50% delle donne con fibromi. Vasto è il possibile corteo sintomatologico; la manifestazione clinica più frequente, presente nel 30% circa delle pazienti, è la menorragia/metrorragia, sovente responsabile di anemia di grado variabile.
Numerose pazienti inoltre lamentano dolore pelvico, tensione e gonfiore addominale e/o una sensazione di peso al quadrante addominale inferiore, all’ipogastrio, alle regioni lombosacrali, con irradiazione a fascia verso l’inguine.
Nello caso di fibromi molto sviluppati o ubicati in vicinanza della vescica, dell’uretere o del retto, possono altresì verificarsi fenomeni compressivi a carico dei suddetti organi, con l’insorgenza di disturbi urinari (solo eccezionalmente idronefrosi), stipsi e talora stati sub-occlusivi..
Al pari dei grossi polipi i fibromi sottomucosi agiscono talvolta come corpi estranei e provocano contrazioni dolorose del miometrio nel tentativo di espellerli.
La diagnosi di fibroma uterino solitamente non è difficoltosa, talvolta viene sospettata dall’anamnesi e posta con la semplice visita ginecologica che evidenzia l’aumento volumetrico e l’irregolarità di forma dell’utero. Solitamente i fibromi presentano una consistenza dura ad eccezione di quelli in cui si siano verificati fenomeni degenerativo- necrotici.
La terapia dei fibromi uterini deve essere personalizzata considerando vari fattori: sintomatologia e lesioni associate (tubariche, ovariche etc.), numero, volume e localizzazione del nodo o dei nodi miomatosi, grado di compromissione uterina, età e condizioni generali della paziente, suo desiderio di gravidanza, suo stato psicologico e suo desiderio di conservare l’utero e la mestruazione. Piccoli fibromi asintomatici non necessitano di terapia bensì di periodici controlli clinici ed ecografici per monitorare le eventuali variazioni di dimensione.
La terapia medica ha principalmente l’obiettivo di controllare le menometrorragie e la dismenorrea che i fibromi possono provocare, tuttavia è fortemente in dubbio che possa fermare la crescita dei fibromi stessi.
La terapia dei fibromi è quindi prevalentemente di tipo chirurgico, prevedendo, a seconda dei casi, un trattamento conservativo (miomectomia) o un trattamento radicale (isterectomia).
L’isterectomia è riservata alle pazienti che presentano numerosi e voluminosi miomi fortemente sintomatici la cui totale asportazione non consenta la conservazione dell’organo, e in donne in età perimenopausale/menopausale.
Tale intervento viene eseguito generalmente per via laparoscopica, in caso di miomi di volume eccezionale per via laparotomica. La miomectomia consiste nell’asportazione di tutti i nodi fibrosi, con conservazione dell’utero; gli obiettivi della miomectomia sono il ripristino di una normale morfologia dell’utero, di una regolare funzione mestruale nonché quello di consentire la funzione riproduttiva.

Le cisti ovariche costituiscono il 10-20 % di tutta la patologia ginecologica e rappresentano una delle patologie più diffuse in ambito ginecologico.
Le cisti ovariche possono andare incontro alle seguenti complicanze: torsione sul peduncolo, rottura della cisti, emorragia endocistica, suppurazione della cisti, degenerazione maligna.
La terapia utilizzata in caso di cisti ovarica consiste nell’intervento chirurgico preferibilmente per via laparoscopica. Il trattamento chirurgico può prevedere l’asportazione della sola cisti con la conservazione dell’ovaio, oppure l’asportazione dell’ovaio cistico in toto (annessiectomia). È possibile anche effettuare l’esame istologico estemporaneo intraoperatorio che ci consente di ottenere informazioni sulla natura della cisti in tempo reale. Nell’ovaio si possono formare i seguenti tipi di cisti: follicolare, luteinica, dermoide, endometriosica, sierosa e mucinosa.

L’endometriosi é una malattia che colpisce milioni di donne, in età riproduttiva.
I sintomi riscontrati più frequentemente in caso di endometriosi sono: dolori prima e durante le mestruazioni (dismenorrea), dolori durante i rapporti sessuali (dispareunia), dolore alla defecazione (dischezia), diarrea e/o stitichezza, dolore alla minzione (disuria), dolore pelvico cronico sanguinamento nelle feci (ematochezia/rettorragia), sanguinamento nelle urine (ematuria), nausea/vomito, irregolarità mestruali.
Lo stadio della malattia è diviso in: Stadio I (malattia minima), Stadio II (malattia lieve), Stadio III (malattia moderata), Stadio IV (malattia severa).
L’endometriosi tende a peggiorare negli anni se lasciata senza trattamento.
L’obiettivo principale della terapia medica dell’endometriosi è quello di migliorare la sintomatologia dolorosa inibendo la crescita e l’attività delle lesioni endometriosiche e delle recidive dopo trattamento chirurgico.

L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione femminile; si stima che oltre il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita, con un picco massimo poco prima dei 25 anni di età.
La maggior parte delle infezioni è però transitoria in quanto il virus viene eliminato dal sistema immunitario entro 12-24 mesi, negli altri casi invece, la persistenza virale evolve verso lesioni displastiche che possono evolvere fino al cervicocarcinoma, attraverso un processo a stadi successivi che, per completarsi, può richiedere diversi anni.
Ciò spiega perché l’incidenza del carcinoma della cervice aumenta dalla quarta decade di vita e non è frequente nelle donne più giovani, tra le quali invece l’infezione da HPV ha una prevalenza elevata.
Esistono inoltre una serie di cofattori che influenzano la storia naturale dell’infezione virale portando ad un aumento del rischio di sviluppare lesioni displastiche nelle donne HPV positive.

Il carcinoma cervicale è il primo cancro ad essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come totalmente riconducibile a un’infezione.
L’ipotesi di una correlazione tra infezione genitale da Papilloma virus umano (HPV) e neoplasia cervicale è stata formulata per la prima volta agli inizi degli anni ‘80 e confermata nel corso degli anni successivi.

– Il tumore alle ovaie è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule dell’organo, il più delle volte a partenza dalle cellule epiteliali (ovvero non da quelle che producono gli ovuli).
Anche le cellule germinali possono però essere all’origine di una forma tumorale.

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