Gastroenterologia malattie dell’apparato digerente – Roma 

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La Gastroenterologia è quella branca specialistica post laurea in medicina e chirurgia che si occupa dello studio, della diagnosi e della cura delle patologie dell’esofago, dello stomaco, dell’intestino e in generale di tutto l’apparato digerente. 
La visita specialistica effettuata dal Gastroenterologo si compone di una prima fase di valutazione della situazione clinica del paziente.
Nel corso di questa prima valutazione, il Gastroenterologo eseguirà una attenta valutazione diagnostica ed andrà ad approfondire molti aspetti del paziente valutando le problematiche gastroenterologiche esistenti che possono riguardare vari aspetti quali malattie dell’esofago, dello stomaco, dell’intestino tenue, del colon, del retto, del canale anale, del pancreas, del fegato, della cistifellea e delle vie biliari, etc..

Gastroenterologo Roma

Dott. Gastroenterologo Mario Rossi

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Roma Tel. 333 …

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Esofago: patologie e tecniche diagnostiche

L’esofago è un organo a forma cilindrica attraverso il quale passa il cibo, aiutato da contrazioni peristaltiche, dalla faringe allo stomaco.
Strutturalmente, l’esofago è un tubo fibromuscolarelungo circa 25–30 cm e con una larghezza di 2–3 cm negli individui adulti, che si estende dalla faringe allo stomaco. Le più comuni patologie sono:
L’esofagite, che è l’infiammazione dell’esofago. Essa può essere causata dal reflusso degli acidi gastrici dallo stomaco, da eventuali infezioni, da sostanze ingerite corrosive, da alcuni farmaci (come i bisfosfonati) e da allergie alimentari.
La malattia da reflusso gastroesofageo, sigla MRGE è una malattia di interesse gastroenterologico, causata da complicanze patologiche del reflusso gastroesofageo (RGE). Si parla di “malattia” (MRGE) quando il reflusso causa sintomi (pirosi, rigurgito) o quando, con la gastroscopia, si evidenziano lesioni infiammatorie a carico dell’esofag (esofagite), o ulcere, o trasformazione metaplastica della mucosa (esofago di Barrett).
L’ernia iatale è l’erniazione dello stomaco attraverso il diaframma, dalla sua normale sede, l’addome, al torace. L’ernia iatale dipende dal passaggio di parte dello stomaco, attraverso lo iato esofageo/diaframmatico (apertura o forame del diaframma attraverso il quale l’esofago si unisce allo stomaco) nel torace ed è generalmente associata a reflusso acido da incontinenza dello sfintere esofageo inferiore.
L’esofago di Barret: si ritiene che una condizione prolungata nel tempo di esofagite, in particolare dovuta al reflusso dei succhi gastrici, sia un fattore importante nello sviluppo dell’esofago di Barrett. In questa condizione, si riscontra una metaplasia della mucosa dell’esofago inferiore, che cambia da epitelio stratificato squamoso a semplice epitelio colonnare.
Si pensa che l’esofago di Barrett possa essere una delle cause principali per lo sviluppo del tumore esofageo.
– Il carcinoma a cellule squamose è un tumore che origina dalle cellule squamose che rivestono l’esofago.
– L’adenocarcinoma, un tumore che si verifica nelle ghiandole o nel tessuto colonnare.
Questo è più comune nei paesi sviluppati e nei pazienti sofferenti di esofago di Barrett.
– Le varici esofagee sono rami contorti e gonfi della vena azygos, nel terzo inferiore dell’esofago.
– Disturbi della motilità esofagea: Diversi disturbi possono influenzare la motilità del cibo mentre viaggia verso la parte inferiore dell’esofago.
Ciò può causare difficoltà nella deglutizione, chiamata disfagia, o deglutizione dolorosa, chiamato odinofagia. Con il termine di acalasia ci si riferisce ad un disturbo motorio primario caratterizzato dalla progressiva riduzione della peristalsi esofagea accompagnata dall’incapacità dello sfintere esofageo inferiore di rilassarsi adeguatamente, una condizione che in assenza di patologia generalmente si sviluppa più tardi nella vita.
Le tecniche diagnostiche utilizzate per la diagnosi delle patologie esofagee sono fondamentalmente:
a) l’endoscopia, grazie alla quale è possibile prelevare un pezzetto di mucosa esofagea per poter fare un esame citologicoe/o istologico
b) Una radiografia effettuata dopo aver ingerito bario come mezzo di contrasto, può essere utilizzata per rivelare la dimensione e la forma dell’esofago, oltre alla presenza di eventuali masse.
c) La tomografia computerizzata e la tomografia a emissione di positroni.

Stomaco: patologie e tecniche diagnostiche

Lo stomaco è posizionato dopo l’esofago e svolge la seconda fase della digestione, quella successiva alla masticazione.
La gastrite è una infiammazione della mucosa gastrica, il rivestimento interno dello stomaco. Può verificarsi come un breve episodio o può essere di lunga durata.
Il sintomo più comune è un dolore addominale superiore chiamato gastralgia. Altri sintomi includono nausea e vomito, gonfiore addominale, perdita di appetito e sensazione di bruciore.
– La gastroduodenite è un processo infiammatorio che riguarda contemporaneamente lo stomaco ed il tratto intestinale ad esso conseguente chiamato duodeno. Esistono forme acute e croniche.
– La gastroenterite è una malattia caratterizzata da un’infiammazione del tratto gastrointestinale che coinvolge sia lo stomaco che l’intestino tenue. Si parla di gastroenterocolite quando viene coinvolto anche l’intestino crasso. La malattia porta a diarrea, vomito e crampi addominali.
– L’ulcera gastrica è una lesione della mucosa gastrica a lenta, difficoltosa o assente cicatrizzazione. Si definisce come una soluzione di continuo della superficie mucosale. Si manifesta con un dolore e bruciore cronico.
– Il  tumore gastrico è una neoplasia che si sviluppa sul rivestimento dello stomaco.I primi sintomi sono sensazione di bruciore di stomaco, dolore all’addome superiore, nausea e perdita di appetito. I sintomi successivi possono includere: perdita di peso, ittero, vomito, difficoltà di deglutizione e sangue nelle feci.
Le tecniche diagnostiche utilizzate per la diagnosi delle patologie gastriche sono fondamentalmente:
a) l’endoscopia, grazie alla quale è possibile prelevare un pezzetto di mucosa gastrica per poter fare un esame citologicoe/o istologico
b) Una radiografia effettuata dopo aver ingerito bario come mezzo di contrasto, può essere utilizzata per rivelare la dimensione e la forma dello stomaco, oltre alla presenza di eventuali masse.
c) La tomografia computerizzata e la tomografia a emissione di positroni.

Fegato: patologie e tecniche diagnostiche

Il fegato è una ghiandola a secrezione endocrina ed esocrina.
È la ghiandola più grande del corpo umano. Gioca un ruolo fondamentale nel metabolismo e svolge una serie di processi tra cui l’immagazzinamento del glicogeno, la sintesi delle proteine del plasma, la rimozione di sostanze tossiche dal sangue. Produce la bile, importante nei processi della digestione ed è fino al 6º mese di vita intrauterina il più importante organo emopoietico.
Molte malattie del fegato sono accompagnate da un sintomo chiamato ittero causato dall’incremento dei livelli di bilirubina nell’organismo.
La bilirubina è il risultato della decomposizione dell’emoglobina dei globuli rossi morti; normalmente viene rimossa dal fegato ed escreta attraverso la bile.
– L’insufficienza epatica è la compromissione più o meno marcata della funzionalità del fegato dovuta a varie possibili cause.
– L’epatite è l’infiammazione del fegato, viene causata da vari virus, ma anche da alcune sostanze tossiche, da malattie autoimmuni e da condizioni ereditarie;
– La steatosi epatica, accumulo di lipidi nel fegato;
– La cirrosi epatica è la formazione di tessuto fibroso all’interno del fegato in sostituzione degli epatociti morti. La morte delle cellule epatiche può essere causata da epatite virale, alcolismo o intossicazione da altre sostanze tossiche;
– I tumori benigni come l’adenoma, l’angioma, l’iperplasia focale nodulare.
– Il cancro del fegato; primario come carcinoma epatocellulare o colangiocarcinoma oppure come metastasi di cancro in altre zone dell’apparato digerente;
– La sindrome di Gilbert, una malattia genetica del metabolismo della bilirubina.
– La malattia di Wilson è un disturbo ereditario che causa l’accumulo di rame nel corpo;
– La colangite sclerosante primitiva, una malattia autoimmune infiammatoria a carico del dotto biliare;
– La sindrome di Budd-Chiari, ovvero l’ostruzione delle vene epatiche;
– L’emocromatosi è un disturbo ereditario che causa l’accumulazione di ferro nel corpo, portando nel lungo periodo a un danno per il fegato;
– La cirrosi biliare primaria, malattia autoimmune dei dotti biliari minori;
Le corrette funzionalità del fegato possono essere verificate attraverso numerosi test clinici dedicati, che misurano la presenza o l’assenza di enzimi tipici, metaboliti o sostanze legati a una regolare attività del fegato.
Le tecniche diagnostiche utilizzate per la diagnosi delle patologie epatiche sono fondamentalmente:
a) l’ecografia epatica,
b) La tomografia computerizzata e la tomografia a emissione di positroni.

Pancreas: patologie e tecniche diagnostiche

Il pancreas è una ghiandola annessa all’apparato digerente.
Esso è formato da una parte esocrina e una endocrina. La sua principale funzione è quella di produrre succo pancreatico (prodotto dalla parte esocrina), insulina e glucagone (entrambi prodotti dalla parte endocrina). Il succo pancreatico ha la funzione di digerire alcune sostanze nell’intestino tenue, mentre l’insulina ed il glucagone hanno come principale funzione quella di controllare la concentrazione di glucosio nel sangue.
Il diabete, il cui nome più appropriato è diabete mellito, è la più nota malattia metabolica che può manifestarsi nell’essere umano e può essere causato da una ridotta produzione di un ormone, chiamato insulina, da parte del pancreas oppure dalla scarsa sensibilità all’insulina da parte dei tessuti bersaglio (quindi in questo caso la produzione di insulina rientra nella norma) oppure da una combinazione di questi fattori.
Il diabete viene suddiviso in:
a) diabete mellito di tipo 1 che comprende la quasi totalità delle forme diabetiche immunomediate. La causa è un malfunzionamento del sistema immunitario che riconoscendo come estranee le cellule beta delle isole di Langerhans, deputate alla produzione di Insulina, le aggredisce e le distrugge impedendo la produzione fisiologica di Insulina.
Poiché è implicato il sistema immunitario, il diabete mellito di tipo 1 rientra a pieno diritto tra le patologia autoimmunitarie.
b) diabete mellito di tipo 2 che comprende tutte le forme di diabete, dovute a un deficit di secrezione dell’insulina da parte delle cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans, oppure una resistenza dei tessuti dell’organismo all’azione dell’insulina (condizione, questa, nota come insulino resistenza).
c) diabete gestazionale che comprende le forme di diabete secondarie allo stato di gravidanza. In genere, è un fenomeno transitorio.
– La pancreatite è l’infiammazione del pancreas e si distingue in pancreatite acuta e cronica. I tumori del pancreas si dividono in  tumori del pancreas endocrino e i tumori del pancreas esocrino.
La prima tipologia comprende tutte le neoplasie pancreatiche che si sviluppano a partire da una cellula delle isole di Langerhans; un esempio di tumore del pancreas endocrino è l’insulinoma.
La seconda tipologia, invece, include tutte le neoplasie pancreatiche che hanno origine da una cellula del pancreas deputata alla produzione degli enzimi necessari alla digestione;
l’esempio più importante di tumore del pancreas esocrino è il carcinoma del pancreas.
Le corrette funzionalità del pancreas possono essere verificate attraverso numerosi test clinici dedicati, che misurano la presenza o l’assenza di enzimi tipici, metaboliti o sostanze legati a una regolare attività del pancreas.
Le tecniche diagnostiche utilizzate per la diagnosi delle patologie epatiche sono fondamentalmente:
a) l’ecografia pancreatica,
b) La tomografia computerizzata e la tomografia a emissione di positroni.

Intestino tenue, colon e retto: patologie e tecniche diagnostiche

L’intestino tenue o piccolo intestino è la prima parte dell’intestino dove il chimo si trasforma in chilo.
È l’organo più lungo di tutto l’apparato digerente.
L’intestino tenue è lungo più di 7 m e del diametro di 2,5 cm, ripiegato su sé stesso. Esso viene distinto in tre porzioni: duodeno, digiuno e ileo. In esso si completa la scomposizione chimica degli alimenti e avviene l’assorbimento di quasi tutte le sostanze nutritive.
Il duodeno è il primo -nonché il più corto, spesso e fisso- tratto dell’intestino tenue.
È lungo circa 25 cm; la sua forma ricorda quella di una “C” con il tratto inferiore allungato.
Il digiuno è il secondo tratto dell’intestino tenue; la sua lunghezza media è di 2,5 metri.
Qui l’assorbimento è massimo, di conseguenza rimane spesso vuoto.
L’ileo è l’ultima parte dell’intestino tenue che collega il digiuno al cieco
Il colon è il tratto terminale dell’apparato digerente. Più corto e con diametri maggiori rispetto all’intestino tenue, il colon non assolve un ruolo fondamentale nell’assorbimento dei nutrienti, ma si occupa dell’assorbimento di acqua, sale e di sintetizzare, grazie al microbiota umano qui presente, alcune vitamine liposolubili essenziali, a partire dalle sostanze di scarto, prima che siano eliminate dall’organismo.
Il retto è l’ultima parte del colon che comunica con l’ano.
L’enterite è l’infiammazione dell’intestino tenue.
L’intensità della malattia varia da un fastidioso disturbo a una malattia fulminante; ciò dipende dall’entità della perdita di elettroliti e fluidi con la diarrea e, quando presente, con il vomito, oltre che dall’età del paziente.
La deplezione di fluidi ed elettroliti (sodio, potassio, bicarbonato) è il fattore che determina la pericolosità di questa patologia poiché può causare ipovolemia e uno sbilanciamento idrosalino.
La colite è una infiammazione che colpisce il colon, ovvero il secondo tratto dell’intestino crasso. Il termine dovrebbe essere limitato alle affezioni specifiche del colon, ma in passato, col nome colite spastica si indicava una serie più ampia di disturbi (ad esempio la sindrome dell’intestino irritabile o la malattia di Crohn).
Tuttavia vi è ancora confusione sull’uso del termine, che spesso viene usato in maniera generica, oppure per indicare condizioni nelle quali le causedell’infiammazione non è stata ancora determinata.
L’ileite è un’infiammazione dell’ileo, parte dell’intestino tenue.
Esistono due forme particolarmente studiate nella letteratura medica: l’ileite terminale, meglio conosciuta con il nome di malattia di Crohn e l’ileite da reflusso, che consiste nell’alterazione della mucosa, una complicanza abbastanza comune (10-15% dei casi) [  della colite ulcerosa, che causa un peggioramento della prognosi della malattia.
Si definisce intolleranza al lattosio, o più correttamente, una condizione [1]  caratterizzata da disturbi gastrointestinali che insorgono dopo l’ingestione di alimenti contenenti questo zucchero, generata dalla mancata produzione da parte delle cellule intestinali del duodeno dell’enzima lattasi deputato alla scissione del lattosio in glucosio e galattosio che sotto questa forma possono essere assorbiti.
– Per appendicite s’intende l’infiammazione dell’appendice vermiforme.
Si fa distinzione tra una forma acuta e una cronica. I sintomi più comuni comprendono dolore addominale al quadrante inferiore destro, nausea, vomito e inappetenza.
Tuttavia, circa il 40% dei casi non presenta questi sintomi tipici. [1]  Gravi complicazioni che possono verificarsi in caso di rottura dell’appendice sono la peritonite e la sepsi.
La colecistite è un’infiammazione della colecisti, normalmente, causata dalla presenza di un calcolo incuneato nell’infundibolo della colecisti.
Il calcolo ostruendo il deflusso della bile oltre a dare colica biliare, infiamma la colecisti.
La colecistite può essere acuta o cronica.
La peritonite è un’infiammazione della membrana sierosa che riveste i visceri e la cavità peritoneale dovuta, in genere, a contaminazione batterica.
Si distingue in primitiva (quando non c’è evidenza di un focolaio settico) o secondaria (per invasione batterica o azione di agenti chimici a partenza da un focolaio tossi-infettivo del tubo digerente, del sistema epato-bilio-pancreatico, dell’apparato uro-genitale; per necrosi o perforazione di un viscere cavo o per deiscenza anastomotica; per un trauma chiuso o aperto).
La peritonite può essere mortale se non curata immediatamente.
La colangite acuta o colangite ascendente è un’infezione del dotto biliare causata solitamente da batteri che provengono dalla sua confluenza nel duodeno (la prima parte dell’intestino tenue); ciò tende a verificarsi se il dotto biliare è già parzialmente ostruito da calcoli biliari.
La colangite può essere pericolosa per la vita ed è considerata un’emergenza medica.
La rettocolite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica intestinale che coinvolge selettivamente la mucosa del retto e/o del colon, nella maggioranza dei casi la parte discendente. Si tratta di una malattia idiopatica, ciò sta a significare che non si conosce l’esatta eziologia della patologia.
La sindrome dell’intestino irritabile è un disordine della funzione intestinale caratterizzato da dolore addominale in relazione a cambiamenti dell’alvo (diarrea o stipsi) e con segni di alterata defecazione e meteorismo.
Da non confondere con la colite spastica, essa è una patologia organica che ha come causa l’infiammazione che provoca spasmi, dolori addominali.
La proctite è una malattia infiammatoria dell’intestino retto.
Quando si localizza anche al sigma prende il nome di proctosigmoidite. L’infiammazione del solo ano è invece chiamata anite.
La celiachia è una infiammazione cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti; può manifestarsi in individui di tutte le età a partire dallo svezzamento.
Tra i sintomi vi sono diarrea cronica, dolore addominale, gonfiore addominale, ritardo della crescita nei bambini e astenia.
La malattia di Crohn o morbo di Crohn, nota anche come enterite regionale, è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano, provocando una vasta gamma di sintomi.
Essa causa principalmente dolori addominali, diarrea (che può anche essere ematica se l’infiammazione è importante), vomito o perdita di peso, ma può anche causare complicazioni in altri organi e apparati, come eruzioni cutanee, artriti, infiammazione degli occhi, stanchezza e mancanza di concentrazione.
Le sindromi da malassorbimento sono un gruppo di patologie caratterizzate da un insufficiente assorbimento di lipidi, vitamine, proteine, carboidrati, elettroliti, sali minerali e acqua da parte dell’organismo. Il sintomo più comune è la diarrea cronica ricca di grassi nelle feci (steatorrea).
Le parassitosi sono malattie infettive causate o trasmesse da parassiti. I parassiti possono essere ospitati praticamente da tutti gli organismi viventi, vegetali e animali.
Molti parassiti convivono con l’ospite senza danneggiarlo, pertanto non causano malattie.
Alcuni parassiti invece sono cause dirette di malattia, altri danneggiano l’ospite attraverso la produzione di tossine, altri ancora sottraggono nutrienti all’organismo ospite, causando stati di astenia e depressione.
La dissenteria è una malattia infettiva a carico dell’apparato digerente e causata dall’ingestione di alimenti infetti o di acqua contenente microrganismi. I sintomi possono includere febbre, dolori addominali e tenesmo rettale(una sensazione di incompleta defecazione).
Per disbiosi (conosciuta anche come disbacteriosi) in medicina ci si riferisce ad uno squilibrio microbico sulla superficie o all’interno del corpo.
Più comunemente la disbiosi è riportata come una condizione inerente al tratto digestivo.
Essa è anche correlata a malattie come la malattia infiammatoria cronica intestinale, la sindrome da fatica cronica, l’obesità, il tumore e la colite.
Il tumore dell’intestino tenue è una forma di neoplasia che colpisce l’intestino tenue.
Rispetto ad altri tumori dell’apparato digerente, come il tumore dello stomaco o il tumore del colon-retto esso si presenta molto più raramente.
Questo tumore può essere suddiviso in tumore duodenale (la prima parte dell’intestino tenue), tumore del digiuno e tumore dell’ileo (le successive due parti). Il tasso di sopravvivenza a cinque anni è del 65%. Esistono diversi sottotipi del tumore dell’intestino tenue. Questi includono: adenocarcinoma, tumore stromale gastrointestinale, linfoma.
Il carcinoma del colon-retto è il tumore maligno più frequente originato nel colon, nel retto.
È causato dall’abnorme crescita di cellule con la capacità di invadere i tessuti e di diffondersi in altre parti del corpo. I segni e i sintomi possono comprendere: sangue occulto nelle feci, cambiamento dei movimenti intestinali, perdita di peso e sensazione di stanchezza. La maggior parte dei tumori colorettali sono dovuti allo stile di vita e all’età avanzata e solo pochi casi sono riconducibili a malattie genetiche ereditarie.
I fattori di rischio includono: la dieta, l’obesità, il fumo, l’alcool e una scarsa attività fisica. Un altro fattore di rischio è rappresentato dalle malattie infiammatorie croniche intestinali che comprendono la malattia di Crohn e la colite ulcerosa.
Le tecniche diagnostiche più comuni e diffuse utilizzate per la diagnosi delle patologie dell’intestino tenue, del colon e del retto sono:
– Gli esami del sangue sono una tecnica di diagnostica medica che attraverso il prelievo venoso di sangue valutano i parametri ematici del paziente evidenziando il suo stato di salute generale: il sangue umano viene prelevato dal paziente e trasferito ad apparecchiature e analizzatori per valutarne la composizione e i fattori che indicano problemi o patologie.
– L’esame delle feci è uno screening diagnostico che consiste nella valutazioni delle feci, sia visive sia mediante esami chimici utili per il controllo della funzione del tubo digerente.
– La tomografia computerizzata, è una tecnica di indagine radiodiagnostica con la quale è possibile riprodurre immagini in sezione e tridimensionali dell’anatomia, create da un’analisi generata al computer, dell’attenuazione di un fascio di raggi X mentre passa attraverso una sezione corporea.
– La  rettoscopia è una comune procedura medica in cui uno strumento chiamato proctoscopio (talvolta definito anche rettoscopio, sebbene quest’ultimo sia un poco più lungo) è usato per esaminare la cavità anale, l’ampolla rettale, o il sigma- colon.
La tecnica permette di controllare direttamente le lesioni della parete rettale, in particolare della mucosa e della sotto-mucosa.
– La colonscopia è un esame diagnostico volto a esplorare le pareti interne del colon, per scoprire eventuali lesioni, ulcerazioni, occlusioni, masse tumorali.
È un importante strumento di prevenzione, che permette di individuare e, se necessario, rimuovere all’istante, dei tumori anche molto piccoli e in fase iniziale, impedendone lo sviluppo e la degenerazione.
La colonscopia è consigliata come corretta attività di screening per tutti i soggetti a rischio: ad esempio per coloro che hanno familiarità con i tumori del colon; o comunque dopo i 50 anni, quando dall’esame delle feci si rileva la presenza di sangue, anche in tracce minime.

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