Audiologia e Foniatria / Logopedista Roma 

Cerchi un Medico Logopedista nelle zone di Roma?

La Foniatria e l’Audiologia è quella specializzazione medica che si occupa, dello studio, della fisiopatologia, della diagnosi e della cura, del trattamento medico riabilitativo e protesico delle patologie inerenti alla comunicazione umana, delle turbe della parola, del linguaggio, degli apprendimenti scolastici, della voce, dei disturbi della deglutizione o disfagia, dei disturbi dell’apparato uditivo-vestibolare e quindi dell'udito e dell'equilibrio. Il  Logopedista è la figura professionale non medica di riferimento del medico specialista in Audio-Foniatria. Altre figure professionali non mediche che collaborano alla valutazione e terapia protesica nei disturbi uditivi sono l'Audioprotesista e l'Audiometrista. In Audiologia lo studio audiologico viene effettuato direttamente sui pazienti utilizzando appositi test audiometrici, con i quali si comprende la qualità dell’apparato uditivo ed è anche possibile  individuare la natura dell’eventuali problemi sulla gamma della percezione delle frequenze udibili (alte/medie/basse), nonché fornire la conseguente strategia correttiva più idonea al miglioramento delle prestazioni auditive. Le patologie più diffuse che interessano l’Audiologia e la Foniatria sono le Afasie, le Disfonie, la Balbuzie , le Tachilalie, la Disartria, i Disturbi del linguaggio primari e secondari( ritardi mentali), le Dislalie, la Sordità (in particolare dell'età evolutiva) e le Turbe dell'equilibrio.

Logopedista Roma

Dott. Logopedista Mario Rossi

Specializzato in ….

Roma Tel. 333 …

www.mariorosi…

Apparato fonatorio e fonazione
Alla fonazione concorrono:
– un meccanismo vibrante, rappresentato dalle corde vocali vere;
– una forza, costituita dalla corrente aerea espiratoria, che dai polmoni, per mezzo dei bronchi e della trachea, raggiunge e attraversa la rima glottidea, mettendo in vibrazione le corde vocali vere;
– un apparato di risonanza ( tubo o  canale fonatorio), costituito da tutte le cavità situate al disopra della glottide: la porzione superiore della laringe, la faringe e le cavità nasali e orali.
– Il sistema nervoso che interviene nella fonazione svolgendo un’azione di coordinamento dei vari arti motori, e una di controllo per mezzo dell’udito.
La corrente aerea subisce un aumento di pressione a livello della trachea, durante l’emissione della voce, per effetto del restringimento della rima glottidea, dello spostamento, cioè, in adduzione delle corde vocali vere, e per la contrazione combinata dei muscoli toracici e addominali: l’ampiezza delle vibrazioni delle corde vocali e l’intensità della voce, che nella conversazione normale varia tra 40 e 50 dB, sono in rapporto con questo aumento di pressione.
L’Apparato uditivo
L’apparato uditivo si compone dell’orecchio esterno, che ha la funzione di accogliere le onde sonore, proprio in virtù della sua forma ad imbuto che permette di convogliarle all’interno di esso.
La membrana timpanica, che è ubicata al margine del condotto uditivo esterno e la sua caratteristica consiste nel vibrare non appena è colpita dalle onde del suono.
Essa è congiunta all’orecchio medio dove sono presenti tre ossicini chiamati martello, staffa e incudine.
L’insieme di  tali ossicini  costituisce una catena in grado di convogliare le vibrazioni prodotte dai suoni in quello che viene definito coclea, dalla forma a chiocciola, posta nell’orecchio interno.
L’orecchio interno è ricoperto di alcuni liquidi che rivelano i mutamenti di pressione nella coclea, al cui interno troviamo le cellule ciliate, le quali permettono l’invio al nervo acustico degli impulsi nervosi.
Tale nervo conduce i segnali sonori al cervello, la centrale interpretativa e cognitiva del linguaggio. Il suono viene sempre analizzato nelle sue peculiarità di frequenza, e di intensità.
Patologie della fonazione più comuni
1. L’Afasia: è la perdita della capacità di comporre o comprendere il linguaggio, dovuta a lesioni alle aree del cervello deputate alla sua elaborazione.
2. La Disfonia è uno dei disturbi della voce che va dalla raucedine fino all’afonia. In pratica con il termine disfonia si intende la difficoltà nel produrre una voce “fisiologica”, dal timbro normale, indotta da cause che possono essere organiche o funzionali.
3. La Balbuzie detta anche balbettamento, dislalia, disfemia o disartria funzionale è un disturbo del linguaggio caratterizzato dalla fluenza interrotta e da involontarie ripetizioni e prolungamenti di suoni, sillabe, parole, o frasi, con frequenti pause o blocchi in cui la persona che balbetta non è in grado di esprimere verbalmente, in modo continuo, un pensiero o un concetto, nonostante lo abbia già formulato mentalmente.
4. La Tachilalia, cioè la pronuncia concitata e precipitosa delle sillabe, delle parole o delle frasi
5. La Disartria è un disturbo motorio del linguaggio che deriva da una lesione di tipo neurologico che coinvolge la componente motoria del linguaggio ed è caratterizzata da una scarsa capacità di articolazione dei fonemi. Differisce dall’Afasia che è invece un disordine del contenuto del linguaggio. In altre parole la disartria è una condizione nella quale i problemi sono inerenti alla muscolatura deputata a produrre il linguaggio, spesso al punto di rendere estremamente difficoltose le parole.
La disartria non è quindi collegata ad alcun problema di comprensione del linguaggio.
Quando la disartria progredisce o si presenta come una totale perdita della capacità di linguaggio spesso ci si riferisce ad essa con il termine di Anarthria.
6. I Disturbi di linguaggio sono un gruppo eterogeneo di disfunzioni che riguardano le abilità linguistiche e che si possono suddividere in due grandi categorie:
a) disturbi primari o disturbi specifici di linguaggio (DSL), caratterizzati dall’assenza di problemi cognitivi, relazionali, neuromotori e sensoriali.
b) disturbi del linguaggio secondari a lesioni cerebrali: di solito dovute a lesioni che interessano un’area circoscritta del cervello e sono secondarie a patologie quali, malattie infettive o a traumi, tumori, ecc.
7. Le Dislalie, più comunemente conosciute come difetti di pronuncia, sono disturbi dell’articolazione dei fonemi, la cui causa è imputabile ad alterazioni funzionali o organiche a carico dell’apparato fonatorio.
Le dislalie infantili sono frequenti nel corso della maturazione linguistica dei bambini poiché, talvolta, la capacità di controllare i movimenti necessari a una corretta emissione dei suoni è ancora immatura e inadeguata. In una percentuale di soggetti le dislalie regrediscono spontaneamente con la crescita, mentre nell’altra si protraggono fino all’età scolare, oltrepassando così la soglia fisiologica concessa.
8. La Sordità è la disfunzione dell’apparato uditivo, che può essere causata da: malattia, esposizione eccessiva ai rumori, assunzione di determinati farmaci e antibiotici, lesioni all’orecchio. Il danno riportato dall’udito può essere lieve, medio, grave o addirittura profondo: un soggetto in questa condizione non percepisce nemmeno suoni e rumori di elevata intensità.
Quando la sordità interessa un solo orecchio si parla di “anacusia”, altrimenti di “cofosi”. La sordità parziale è invece nota col nome di ipoacusia, la quale può essere indotta dai danni relativi ai rumori oppure dall’invecchiamento  (presbiacusia).
9. Con perdita di equilibrio si intende un’instabilità del corpo in relazione agli oggetti circostanti. In pratica, nonostante si stia fermi, in piedi o seduti, si avverte una sensazione di movimento.
Questo fastidioso sintomo è il risultato di disturbi dell’apparato vestibolare dell’orecchio oppure di patologie neurologiche.
Nel primo caso, l’instabilità è solitamente associata a nausea, vomito, sudorazione ed ipoacusia (manifestazioni neurovegetative), mentre nella perdita di equilibrio dovuta a malattie del sistema nervoso è possibile riscontrare segni neurologici (come diplopia, offuscamento della vista, nistagmo, atassia, debolezza muscolare e perdita di coscienza). La perdita di equilibrio può essere causata da vertigini, infezioni dell’orecchio interno o infiammazioni (otite e labirintite), sindrome di Ménière e trauma cranico.

Share This